Confintesa per i Popoli — l’associazione aderente a Confintesa, promossa per sostenere e tutelare i lavoratori immigrati e favorirne il pieno inserimento nella società italiana — interviene sulla morte dei quattro braccianti agricoli di Amendolara, in provincia di Cosenza. Esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime e rinnova il proprio impegno a favore della difesa dei diritti umani, della legalità e della dignità del lavoro. Di fronte a tragedie come questa non è più possibile voltarsi dall’altra parte: il silenzio rischia di trasformarsi in complicità.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti e il racconto dell’unico sopravvissuto, quattro lavoratori migranti sarebbero stati uccisi e bruciati vivi all’interno di un minivan da due connazionali, fermati dalla Procura di Castrovillari con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato. Lo stesso procuratore ha precisato che, a poche ore dai fatti, movente e contesto non possono ancora considerarsi acquisiti e restano oggetto di indagine. In attesa dell’accertamento definitivo, ciò che già emerge è la manifestazione estrema di un sistema di sfruttamento che si autoalimenta nell’ombra.
Il fatto che le indagini riguardino persone appartenenti tutte al mondo della migrazione e del lavoro nei campi non attenua la gravità del fenomeno: lo rende, anzi, ancora più evidente. Mostra fino a che punto il potere del caporale possa sostituirsi a quello dello Stato nella vita del bracciante straniero.
Nel rapporto tra lavoratore sfruttato, caporale e datore di lavoro, la figura del caporale consolida un potere non solo economico ma anche psicologico, fino a occupare uno spazio centrale nella vita del lavoratore. Nella mente della persona sfruttata, il ruolo che dovrebbe spettare allo Stato — garantire legalità, giustizia e protezione — viene progressivamente sostituito dal caporale: è lui che decide chi lavora, chi viene pagato, chi viene escluso. Si crea così una dipendenza prima di tutto psicologica, con ricadute dirette in termini di omertà da parte delle vittime.
L’articolo 18-ter del Testo Unico Immigrazione è concepito per spezzare questa catena, riconoscendo alla vittima un permesso di soggiorno per casi speciali, l’accesso ai servizi assistenziali e sanitari, allo studio e alla possibilità di lavorare regolarmente. Ma il nodo centrale resta un altro: non basta offrire protezione formale se non si garantisce anche un nuovo inserimento lavorativo in un contesto sicuro e regolare. In assenza di un lavoro alternativo, dignitoso e protetto, il lavoratore rimane esposto a una condizione di permanente ricattabilità.
Confintesa per i Popoli ritiene che la vera rottura della dipendenza non possa esaurirsi nella denuncia o nella regolarizzazione formale, ma debba passare attraverso l’accesso reale a opportunità di lavoro sicure, dignitose e sottratte al controllo del caporale. Solo così la collaborazione del lavoratore diventa una scelta effettivamente libera, e non un atto compiuto nel vuoto.
In queste ore le forze politiche, in Parlamento, invocano un intervento urgente sul caporalato. Confintesa per i Popoli indica una misura concreta: prevedere, per ogni lavoratore straniero giunto in Italia e in cerca di occupazione, un breve percorso formativo gratuito in lingua italiana e cultura del lavoro, finalizzato a fornire una cognizione minima dei propri diritti e degli strumenti per una contrattazione autonoma, prescindendo dall’intermediazione del caporale. Tale percorso dovrebbe configurarsi come un’opportunità effettiva offerta al lavoratore — e non come un ulteriore requisito formale la cui mancanza possa tradursi in un nuovo titolo di esclusione o di ricatto.
Non è un principio astratto: la formazione in lingua e cultura del lavoro e l’assistenza ai lavoratori immigrati nei percorsi di informazione e di inserimento sono tra le finalità statutarie di Confintesa per i Popoli. La nostra associazione si dichiara fin d’ora disponibile a contribuire alla costruzione e all’erogazione di un simile percorso, mettendo a disposizione la propria esperienza e la rete di Confintesa.
Confintesa per i Popoli
Ibrahima Deme Diop
Segretario Generale
Confintesa per i Popoli è un’associazione nata nell’ottobre 2023, aderente a Confintesa e da questa promossa. È dedicata ai lavoratori immigrati di ogni etnia e nasce per sostenere e promuovere la loro elevazione sociale e il loro pieno inserimento nella società italiana, nel rispetto delle leggi e contro ogni forma di discriminazione tra popoli, etnie e fedi religiose. Non persegue finalità di lucro.
L’attività dell’associazione, secondo le proprie finalità statutarie, si concentra sull’informazione e assistenza ai lavoratori immigrati e sulla formazione in lingua italiana, cultura del lavoro e conoscenza del sistema normativo italiano. Sono gli strumenti con cui restituiamo alla persona la consapevolezza dei propri diritti: è proprio sulla mancanza di questi strumenti, e sulla precarietà documentale, che si fonda gran parte del ricatto e dello sfruttamento. Conoscere la lingua, i propri diritti e i canali istituzionali è la prima difesa contro la dipendenza dal caporale.
Chi raccoglie nei campi, chi opera nei servizi, chi sostiene interi settori produttivi del Paese ha gli stessi diritti di ogni altro lavoratore, e ha bisogno di un’organizzazione che li renda esigibili. La nostra ragione d’essere è sottrarre il lavoratore immigrato alla solitudine, alla paura e al controllo di chi sfrutta, perché la sua presenza nel mondo del lavoro sia una scelta libera e dignitosa, non una condizione di ricattabilità permanente.
Confintesa per i Popoli si raccorda con gli organismi di Confintesa nella reciproca autonomia associativa e ne condivide i principi e gli strumenti.
