Basta fare melina sul salario minimo legale e sulla rappresentanza

In ordine alle richieste della CGIL di evitare che il salario minimo legale sia stabilito per legge ma venga, invece, affidato alla contrattazione tra le parti Confintesa ribadisce il suo consenso affinchè ciò che a viene in 22 Stati dell’Unione Europea, dove il salario minimo sotto il quale non si può scendere per ogni lavoratore è fissato da una legge, possa finalmente realizzarsi anche in Italia”. Lo afferma Francesco Prudenzano in ordine ai distinguo che stanno emergendo da parte della sinistra sindacale e politica sul progetto del M5S di istituire un salario minimo legale. “Siamo all’inizio di un percorso legislativo – continua Prudenzano – che vedrà coinvolte anche le parti sociali e quindi anche le “confusioni lessicali” tra salario e minimo retributivo potranno essere discusse in sede di confronto con le forze politiche. Confintesa con questo non vuole mettere da parte la contrattazione collettiva con la quale, ritiene, si debbano affrontare e risolvere tutte le problematiche legate alla parte normativa di un rapporto di lavoro. Un minimo salariale o tabellare rafforzerebbe invece la tanto conclamata contrattazione di secondo livello e aprirebbe la strada per l’applicazione degli articoli 39 e 46 della nostra Costituzione in ordine alla rappresentanza e soprattutto alla partecipazione dei lavoratori nella gestione e nella divisione degli utili dell’impresa. Non si può, però, parlare di rappresentanza comparata se non si mettono prima tutte le organizzazioni sindacali su un piano di parità di diritto che attualmente non è configurato anzi crea discriminanti situazioni per sigle che, pur rappresentando un numero considerevole di lavoratori, sono penalizzate da un concetto di rappresentatività che si rifà all’immediato dopoguerra non tenendo presente i cambiamenti, in materia, di questi ultimi decenni. Anche rispetto al richiamo di chi vuole affidare al CNEL il compito di fissare una soglia minima, – conclude Prudenzano – Confintesa ritiene che è necessario ridefinire prima i poteri del CNEL e i criteri della sua costituzione. Sull’applicazione dell’articolo 39 Confintesa ricorda che il testo della nostra Costituzione recita che i sindacati dovrebbero avere personalità giuridica ed essere organizzati su base democratica e soprattutto essere registrati presso un apposito ufficio pubblico che ne accerti la reale consistenza numerica così come avviene oggi nel settore del pubblico impiego. Non siamo certi che le organizzazioni sindacali cosiddette “storiche” vogliano accettare, nel settore privato, i paletti che oggi rendono realmente valutabile la reale rappresentatività delle organizzazioni sindacali nel pubblico impiego. Per questi motivi Confintesa, quindi, chiede al Parlamento di accelerare l’apertura di un confronto con le parti sociali sulla proposta di legge di cui è prima firmataria la Senatrice Nunzia Catalfo oltre che di iniziare l’iter giuridico per l’applicazione degli articoli 39 e 46 della Costituzione.

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About the Author: Manuela Teti

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