Dividere l’assistenza dalla previdenza è l’unica ricetta salva-INPS

Ancora una volta con la legge di bilancio sembrerebbe che tutti i problemi economici dello Stato scaturirebbero dall’INPS e dalle pensioni che vengono pagate ai lavoratori che per decenni hanno regolarmente versato i contributi. Niente di più falso”. Lo dichiara Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, in merito al dibattito tra Governo e sindacati sulla revisione al sistema pensionistico con particolare riferimento alle cosiddette quote 102 e 104.

“Il problema – continua Prudenzano – non è quota 102 o quota 104 ma è la crisi dell’INPS  dovuta al fatto che sull’ente previdenziale sono piovute competenze specifiche che riguardano l’assistenza che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. Dalla Cassa Integrazione al Bonus Bebè, dal Reddito di Cittadinanza alla Carta Acquisti sono infiniti i soldi che escono dalle casse dall’INPS a titolo di assistenza e pagati con i soldi dei contributi versati dai lavoratori. Ci sono autorevoli studi che dimostrano come l’INPS sarebbe in attivo se utilizzasse i soldi dei contributi versati solo per pagare le pensioni mentre i Governi che si succedono continuano a caricarlo di spese assistenziali che ne prosciugano le casse.

Confintesa – conclude Prudenzano – suggerisce al Presidente Draghi di pensare a questa riforma: Separare l’assistenza dalla previdenza e permettere a tutti i lavoratori, ad un’età non inferiore a 60 anni, di poter usufruire della pensione in base ai contributi versati. Questa sarebbe una riforma equa. Il Presidente Draghi ci pensi invece di invocare i fantasmi della legge Fornero che di equo non ha avuto proprio nulla”.

 

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