Gli accordi tra Sindacati, Governo e Confindustria degli anni ’90 hanno penalizzato i lavoratori dipendenti, lo dice l’Inps nel suo rapporto annuale.

“Gli accordi del 1992 e del 1993 che cancellarono definitivamente la cosiddetta scala mobile che, in parte, faceva recuperare ai salari un potere d’acquisto logorato dall’inflazione, hanno danneggiato le buste paga dei lavoratori dipendenti e fatto lievitare gli stipendi dei manager” Lo dichiara Francesco Prudenzano Segretario Generale di Confintesa commentando i dati emersi dal rapporto annuale dell’INPS che registra un forte trasferimento dal salario ai profitti e alle rendite negli ultimi 25 anni per effetto proprio degli accordi sindacali che CGIL, CISL e UIL siglarono con il governo e che furono poi trasformati in provvedimenti legislativi che abolivano ogni forma di recupero salariale eroso dal processo inflattivo. “In sintesi – continua Prudenzano – le conquiste sindacali degli anni settanta e ottanta venivano cancellate da quella che venne battezzata come politica dei redditi che, orientata al contenimento salariale come presupposto per il controllo dell’inflazione e il rilancio della competitività delle aziende italiane, ha finito per erodere le retribuzioni dei lavoratori. Il rapporto dell’INPS rileva, infatti, come tali scelte furono deleterie per i lavoratori che hanno visto, nel corso di questi 25 anni, perdere il potere d’acquisto dei loro salari di svariati punti percentuali mentre, sempre secondo l’INPS, gli stipendi dei manager sono lievitati, in alcuni casi, fino al 242%. Da questi dati – conclude Prudenzano -evidenziano una disuguaglianza sociale senza precedenti anche in considerazione del fatto che dal 1970 al 2000 il valore aggiunto per addetto del settore privato è cresciuto dell’89% mentre i redditi da lavoro sono aumentati solo del 71% in termini di potere d’acquisto. Il Governo del cambiamento faccia qualcosa per ridare dignità e valore ai salari dei lavoratori, se vuole ancora definirsi tale”.

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About the Author: Manuela Teti

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