I buoni pasto dei dipendenti pubblici in smart working siano destinati per le categorie più deboli

“Nel momento di incertezza che vede coinvolti milioni di italiani che non sanno se alla fine del mese riceveranno lo stipendio mentre ai dipendenti pubblici viene solo chiesto di lavorare a casa con la garanzia del salario, Confintesa Funzione Pubblica chiede al Governo di destinare il corrispettivo dei buoni pasto, per i lavoratori in smart working, ad attività sociali a difesa delle categorie più deboli.” Lo scrive Claudia Ratti segretario di Confintesa FP in una lettera inviata al Presidente del Consiglio e al Ministro della Pubblica Amministrazione.

“Nell’attuale, grave crisi sanitaria che il nostro Paese sta affrontando, – scrive Claudia Ratti – emerge, da parte di Confintesa la consapevolezza che lo stipendio è una certezza che consente al popolo dei dipendenti pubblici di dare il proprio contributo “semplicemente lavorando da casa”, salvo quelli, e sono molti, impegnati in prima linea anche al di fuori del comparto sanitario. Per questo motivo, interpretando il pensiero di tanti dipendenti pubblici, riteniamo eticamente corretto, invece di avventurarci in rivendicazioni che, seppur giustamente supportate da norme e contratti, cozzano in questo momento contro un principio sacrosanto di solidarietà, chiedere al Governo  che le economie di spesa derivanti dal risparmio dei buoni pasto conseguenti allo smart working vadano ad implementare, i fondi per la Cassa Integrazione, per i bonus in favore delle categorie disagiate o, ancora, per il consolidamento delle strutture sanitarie. Con questo simbolico gesto – conclude la Ratti – diamo sostanza anche ai principi di Partecipazione Attiva e Responsabilità che Confintesa porta avanti quotidianamente in tutti i settori produttivi del Paese.”

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About the Author: Lorenzo Perrone

7 Comments

  1. imma 8 aprile 2020
    sono una dipendente amministrativa dell’ufficio del giudice di pace di Rimini, lavoro in parte in Smart work ing e in parte in presenza presso il presidio predisposto in sede e in questo periodo disastroso per il mondo intero, mi ritengo fortunata perchè mi pagano per lavorare da casa, ragion per cui approvo pienamente di devolvere i buoni pasto rsparmiati alle categorie più deboli in questo momento.-

  2. enzo : sono un dipendente del Ministero per i Beni Culturali ,lavoro per il polo museale del lazio ,sono a casa in lavoro agile ,siamo una categoria privilegiata per avere uno stipendio garantito e quindi sono completamente d’accordo sul devolvere i buoni pasto a che ne ha bisogno .

  3. sono anch’io una dipendente statale sono pienamente d’accordo con tutti voi. i buoni pasto devono andare alle categorie più deboli!

  4. Sono un cancelliere di Tribunale e lavoro in parte in Smart work ing e in parte in presenza presso il presidio predisposto in sede. Anche io mi ritengo una fortunata, in questo periodo disastroso per il mondo intero. Chiedo fortemente che i buoni pasto risparmiati siano devoluti alle categorie più deboli in questo momento.

  5. non posso fare altro che confermare in toto il pensiero di MARIACHIARA, nella speranza che queste gocce vadano veramente dove debbano andare…fiducioso che quest’apocalisse volga al termine.

  6. Sono una dipendente di un ente parastatale. Sono pienamente d’accordo con Voi. I Buoni pasto vanno dati a chi ne ha veramente bisogno.
    Sottoscrivo pienamente quanto da Voi proposto.
    Non dimentichiamo poi i profughi delle guerre in Siria, il disastro in India ecc…..
    A noi di stanno sono chiedendo di stare a casa al calduccio con i supermercato sempre riforniti e ci pagano per lavorare a casa.
    Stiamo con i nostri figli opportunità grande di parlare e conoscere le loro esigenze e paure.
    Approvo pienamente importante è dare veramente questi soldi a chi ne ha veramente bisogno e non ai soliti furbetti.

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