L’Italia in ginocchio tra pandemia, morti sul lavoro e licenziamenti

“Non bastavano la pandemia e i licenziamenti via mail o WhatsApp per comprendere la grave situazione del lavoro in Italia ora abbiamo ancora un altro morto sul lavoro a distanza di poco più di un mese dall’ultimo grave incidente che tolse la vita di Luana D’Orazio stritolata da un orditoio in una fabbrica in provincia di Prato”. Lo dichiara Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, in merito all’ennesimo incidente sul lavoro che è costato la vita ad un’operaia madre di una bambina di quattro anni. “Ieri – continua Prudenzano – una giovane donna di quarant’anni è stata stritolata da un macchinario in una fabbrica in provincia di Modena che si occupa di packaging e lavorazione della carta. Non è possibile che, nel giro di 50 giorni, si debba registrare l’ulteriore morte sul lavoro di una giovane donna senza che, una volta per tutte, si mettano le strutture competenti, nel caso specifico l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nelle condizioni di effettuare i dovuti controlli a tappeto. Ormai siamo di fronte ad una vera emergenza e il Ministero del Lavoro, Organo vigilante dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, è ora che apra gli occhi sulla carenza di personale ispettivo e corra ai ripari aumentando organico e risorse a disposizione degli Ispettori che oltretutto, giusto per inciso, operano con automobili proprie.

Questa volta anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto sul Ministro del Lavoro Orlando per avere notizie sui provvedimenti volti a fermare queste morti che hanno precise responsabilità ma non bastano le frasi di circostanza che sicuramente il Ministro Orlando ha usato con il Capo dello Stato. Il Governo – conclude Prudenzano -si faccia carico di una situazione ormai insostenibile ed evitando di dare origine alla stessa confusione creata, prima con la pandemia poi con lo sblocco dei licenziamenti, prenda le dovute misure al fine di fermare questa triste conta che sembra non avere mai fine.  Il lavoro non deve essere sintomo di una condanna a morte per l’incuria di qualche irresponsabile che approfitta dei mancati controlli da parte dello Stato”.

 

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