Salario Minimo legale: servono regole certe contro il dumping salariale

“Confintesa non è mai stata tenera con la Ministra del Lavoro Catalfo che, come altri suoi colleghi ministri, preferisce parlare solo con alcune sigle sindacali e ignorarne altre che, come Confintesa, hanno titolo per sedersi al tavolo delle trattative essendo considerate maggiormente rappresentative dall’ARAN ovvero dall’agenzia che certifica la rappresentatività nel pubblico impiego”. Lo afferma Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, in merito alla proposta della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo di stabilire per legge un salario minimo legale. “Questa volta però – continua Prudenzano – riteniamo di dover condividere, in larga parte, “quell’idea ribelle” della ministra Catalfo sulla necessità di fissare un salario minimo legale. Una proposta che ci ha visto, già un anno fa, non tanto condividere il quantum della proposta, che la Ministra vorrebbe in 9 euro orarie, quanto la qualità della stessa e che metterebbe un po’ d’ordine all’interno del mercato del lavoro nel rispetto di una giustizia sociale e contro i tanti contratti dumping esistenti e che vengono poi regolarmente annullati dagli Ispettori del Lavoro. Il problema non sono i 9 euro che possono essere anche meno, il problema sono i salari da due o tre euro euro l’ora che  vengono imposti ai lavoratori  e da essi, purtroppo e solo per necessità, accettati. Confintesa ritiene che, invece di paventare il pericolo di aumento del costo del lavoro, le parti datoriali che criticano questa proposta, si facciano parte diligente affinché inizi un confronto proprio sul principio del salario minimo che può essere realizzato attraverso varie forme di incentivazione a cominciare dalla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese così come avviene in molti paesi europei. Le associazioni datoriali – conclude Prudenzano – invece di fare del salario minimo un totem intorno al quale danzare e parlare per allontanarne gli effetti, si siedano, insieme alle le parti sociali e al governo, intorno ad un tavolo negoziale e comincino a discutere di questo argomento per stabilire regole certe e tirare fuori dalla povertà i lavoratori costretti ad accettare salari da miseria. Solo ristabilendo un minimo di regole e di giustizia sociale potremo uscire da questa grave crisi che sta rubando il futuro ai nostri giovani e distruggendo quel poco di Stato Sociale che è rimasto in Italia”.

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About the Author: Manuela Teti

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