Chi siamo

La Storia ebbe inizio nel 1948.
La Costituzione della neonata Repubblica all’art. 39 recitava così:
“l’organizzazione sindacale è libera ed al sindacato non può essere imposto altro obbligo se non quello della registrazione”

“è condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica”
“i sindacati registrati hanno personalità giuridica … e … possono stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria…”.

Niente del genere fu mai attuato e, anche per questa anomalia, il sistema sindacale è ancora fermo, sostanzialmente, al 1948.
In assenza dell’attuazione della norma costituzionale, tutti i sindacati hanno operato come associazioni non riconosciute regolate solo dagli artt. 36-38 del codice civile e dal proprio Statuto, permettendo così di essere svincolati da qualsiasi obbligo (organigramma, bilancio, obblighi fiscali, etc…) e, contemporaneamente, di essere considerate, nei fatti, come istituzioni della Repubblica, anche per effetto della loro presenza nella Carta Costituzionale.

La legge n. 902 del 1977 ha attribuito i patrimoni delle disciolte organizzazioni sindacali fasciste alle confederazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e dei datori di lavoro, il tutto a titolo gratuito e completamente esentasse. Tutti quelli nati successivamente non hanno avuto nulla.
Per tornare all’attualità, e anche per ragioni di brevità, chi è nato successivamente, tra cui Confintesa, è stato considerato estraneo al mondo della rappresentanza e, con un meccanismo discriminatorio indotto, escluso dal palcoscenico del mondo del lavoro.

Il sistema della misurazione della rappresentatività nel pubblico impiego, apparentemente più democratico, in realtà è un meccanismo non libero, che è accessibile a chi ha già una struttura e una organizzazione, con una preesistente e consolidata presenza sul territorio, nonché maggiori risorse economiche. È un meccanismo formalmente democratico ma sostanzialmente non libero.

Nel mondo del lavoro privato la situazione è peggiore.
L’ossimoro su cui ruota la rappresentatività sindacale è ”si è rappresentativi se si firmano i contratti collettivi” e “si firmano i contratti collettivi se si è rappresentativi”.
Un corto circuito che ha poco a che vedere con il pluralismo e la libertà del lavoratore di scegliere da chi farsi tutelare e rappresentare.
Certamente non è nostra intenzione mettere in discussione l’istituzione sindacato, ma evidenziare il suo processo degenerativo conseguenza di un sistema bloccato, accentuato negli ultimi 2 decenni, e proporre un reale rinnovamento.

Linee guida
Le società avanzate contengono spesso contraddizioni laceranti e pericolose per la loro stessa esistenza, sviluppando tensioni sociali più simili alle primitive lotte per la sopravvivenza, mascherate da posizioni politiche e ideologiche, piuttosto che alle formidabili aspettative di una società civile.
La conseguenza è che le strutture portanti dello Stato dimenticano l’unione di intenti e di aspirazioni, dimenticano l’orgoglio e la coscienza di appartenere ad un gruppo umano con un denominatore comune (popolo, nazione, paese, stato, o come lo si voglia denominare), diventando un coacervo di combriccole che si contendono logore strutture nel disperato ed inutile tentativo di continuare a mantenerne il controllo. Non sanno più di appartenere alla stessa unità e non perseguono altro che i loro specifici interessi.
E dal trionfo del “particolare” trae vigore la lotta per la sopravvivenza, generando un devastante effetto domino su tutte le categorie sociali, fino al livello più basso, che può essere solo sfruttato perché più in basso non c’è nessun altro da usare.
Con lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo perdono forza diritti vecchi e nuovi: dal diritto all’istruzione alla tutela della salute, dalla difesa del welfare alla tutela dell’ambiente, dal diritto al lavoro allo sviluppo dell’arte, della scienza, della filosofia che sembrano ormai non avere più alcun contenuto sociale.

Confintesa respinge la logica dei predatori e dello scontro insensato di tutti contro tutti. Afferma il valore della solidarietà e considera fondamentali il pieno rispetto della libertà e del pluralismo che ne consegue, rifiutando qualsiasi monopolio.

Processo di umanizzazione della economia
“Capitale” e “Lavoro” sono stati visti per più di un secolo come poli opposti, come diverse nature, quando non sono altro che due aspetti della società e, per di più, non sono sufficienti ma ne costituiscono solo una parte. Questi due aspetti sono in realtà degli strumenti che, di per se, non sono buoni né cattivi, giusti o ingiusti poiché l’impronta viene data dall’uomo che li maneggia.
Eppure anche qui la nostra Costituzione potrebbe essere d’aiuto. Ed in effetti, all’art. 46 recita: Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”
E’ fondamentale che i lavoratori siano coinvolti nelle scelte strategiche delle aziende, anche per evitare conduzioni manageriali “allegre” che trovano soluzione comode con la cassa integrazione, il licenziamento, la sottrazione di grandi capitali, l’indebitamento dei piccoli risparmiatori, lo spostamento della produzione dove la manodopera costa poco, i regimi sono amici e il sindacato inesistente.

Attualmente gli interessi economici particolari si impongono troppo spesso sulle scelte politiche, trascurando la programmazione e il conseguimento di obiettivi sociali, guardando al profitto a tutti i costi, mentre il profitto non può né deve essere il solo elemento correlato al capitale ma deve tendere ad un nuovo e radicale processo di “umanizzazione della economia”.

Rappresentatività e rappresentanza
La mancata applicazione dell’art. 39 della Costituzione ha affidato il riconoscimento del potere di rappresentanza, nel mondo del lavoro privato alla soggettiva, arbitraria volontà delle parti, peraltro congelata alla situazione esistente negli anni ’50, mentre nel pubblico impiego, da più di 25 anni, la legge impone una misurazione che passa periodicamente dalla prova elettorale e dalla conta degli associati.
La carenza di regole nel mondo del lavoro privato (o la loro totale assenza) fa si che le Organizzazioni sindacali si comportino come in una giungla, senza offrire libertà di scelta da chi farsi rappresentare, sia per le aziende che per i lavoratori.
Serve una regolamentazione della materia, che lasci libertà di scelta alla grande platea dei rappresentati, ad iniziare dall’attuazione dell’art. 39 della Costituzione.

Adesione al Testo Unico sulla Rappresentanza
Il 25 settembre 2016 si è perfezionato l’iter di adesione di Confintesa al Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014. Dal 25 settembre, pertanto, questa Confederazione è obbligata a rispettare e far rispettare le regole contenute nel Testo Unico e negli accordi collegati,  nonché le procedure arbitrali previste nelle clausole transitorie e finali.
Confintesa ritiene che questa sia una fase transitoria per arrivare a una vera libertà di scelta nel sistema di rappresentanza sindacale.

Adozione di un Regolamento di Organizzazione e di un Codice Etico (ex d. lgs 231/01)
Il Decreto Legislativo 231/2001 è un provvedimento fortemente innovativo che adegua la normativa italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche (e degli altri enti anche non forniti di personalità giuridica), superando il tradizionale principio societas delinquere non potest.

Confintesa, caso raro tra le Confederazioni sindacali, ha deciso un percorso di miglioramento della propria realtà associativa.
Il Manuale di cui ci siamo dotati formalizza dei protocolli operativi in grado di garantire uno svolgimento ottimale delle attività che costituiscono una best practice alla quale tutti gli associati si devono conformare e nella quale si definiscono le responsabilità di ruoli e competenze.

Questo atto, come molte altre iniziative e aspetti, fa parte di un programma di autoriforma dell’istituto sindacale che serva ad abbandonare le secche di un potere di rappresentanza sempre più messo in discussione e rilanciare l’immagine e il ruolo del sindacato in una società con regole e comportamenti diversi e migliori.

 

Sede Nazionale: Roma 00186 – Corso Vittorio Emanuele II, 326
Tel 06.97747280  Fax 06.233228544
e-mail: info@confintesa.it  pec: confintesa@pec.confintesa.it

C.F. 97323750584   –  Cod. Dest.:KRRH6B9

Aggiornato al 03.5.2021

2 Comments

  1. Grazie per spiegare in modo accessibile a tutti i lavoratori le tematiche d’interesse. Ottimo lavoro!!

  2. Una organizzazione che offre tramite i suoi dirigenti una ventata di freschezza nel panorama stantio del sindacato italiano. Ottimi i contenuti del sito, importanti i temi trattati. Continuate così

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