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PER UN LAVORO CHE REGGE LA SOCIETÀ, NON PER UNA SOCIETÀ CHE CONSUMA IL LAVORO

PER UN LAVORO CHE REGGE LA SOCIETÀ, NON PER UNA SOCIETÀ CHE CONSUMA IL LAVORO

Il lavoro non è una variabile tecnica né una merce adattabile all’algoritmo, è un’istituzione sociale primaria: da come lo regoliamo dipendono coesione, libertà reale, futuro demografico e tenuta del Paese. L’Italia soffre non per mancanza di leggi, ma per disordine istituzionale, dumping contrattuale, precarietà strutturale e burocrazia che governa senza conoscere la realtà del lavoro.
Confintesa afferma una linea chiara: né tecnocrazia né populismo, ma governo del lavoro fondato su contrattazione forte, responsabilità, standard chiari e corpi intermedi legittimati.

I 5 PILASTRI

1. Il lavoro come istituzione, non come costo. Il lavoro va tutelato nella sua dignità economica, professionale e sociale. Senza lavoro stabile e giusto non esistono né crescita né diritti sostenibili.
2. Contrattazione collettiva come strumento di governo sociale. La contrattazione non è un residuo del passato, ma il livello più efficace per regolare settori complessi, dove la legge generale non vede.
3. Corpi intermedi come infrastruttura della realtà. Sindacati e associazioni non sono lobby: sono sensori sociali. Escluderli significa governare al buio.
4. Libertà responsabile: diritti esigibili, doveri espliciti. Ogni diritto deve poggiare su istituzioni, organizzazione e risorse reali. I diritti proclamati senza struttura producono disuguaglianze.
5. Il futuro come responsabilità politica. Senza investimenti strutturali su competenze, natalità ed energia, ogni politica del lavoro è pura gestione dell’emergenza.

LE 7 PROPOSTE

1. Retribuzione dignitosa via contrattazione, non slogan. Definizione di standard retributivi minimi complessivi tramite CCNL e secondo livello, ancorati a settori e territori, con clausole antidumping.
2. Registro pubblico e trasparente dei CCNL. Standard minimi dichiarati su salario, orari, tutele e welfare. Accesso a PA e appalti solo ai contratti che li rispettano.
3. Appalti pubblici: clausola sociale rafforzata e controlli rapidi. Continuità occupazionale, piena applicazione del CCNL dichiarato, responsabilità solidale effettiva.
4. Sicurezza sul lavoro come criterio premiale. Premialità in appalti e incentivi alle imprese legata a formazione, prevenzione e riduzione degli infortuni.
5. Formazione professionalizzante come diritto-dovere contrattuale. Conto formazione individuale lungo l’intero ciclo lavorativo, certificazione delle competenze, centralità dei mestieri.
6. Famiglia e natalità come infrastruttura sociale. Contrattazione su conciliazione, orari, welfare di prossimità. Basta bonus episodici, servono servizi organizzati.
7. Certezza dei tempi nella giustizia del lavoro. Corsie dedicate per contenziosi e ispezioni nei settori a maggior rischio. Senza tempi certi vince il più forte.

Confintesa non chiede privilegi, chiede ordine, responsabilità e regole che funzionano. Un Paese che svaluta il lavoro svaluta sé stesso.

Francesco Prudenzano

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