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EX ILVA, CONFINTESA: A 22 GIORNI DALLO STOP NESSUNO SA COSA SUCCEDE AI LAVORATORI

La Corte d'Appello di Milano ha respinto ieri, per la seconda volta, la richiesta di sospendere il provvedimento di fine luglio che impone di fermare l'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto entro il 28 ottobre, se entro quella data non saranno rimossi l'amianto e riportate nei limiti le emissioni di polveri sottili. Il 20 ottobre la decisione passa alla Cassazione.

«I giudici hanno detto una cosa chiara: la salute di chi vive a Taranto viene prima dei danni economici dell'azienda. Su questo non abbiamo nulla da obiettare.– dichiara Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa –Il problema è un altro. Da fine luglio si sapeva che c'erano novanta giorni per intervenire sull'amianto. Ne sono passati più di settanta. Vogliamo sapere cosa è stato fatto, cosa manca e cosa succede il 29 ottobre a chi lavora nello stabilimento e nell'indotto.

È il solito cane che si morde la coda: non si risana perché mancano le risorse, le risorse non arrivano perché manca un piano industriale, e il piano non arriva perché nessuno sa se gli impianti resteranno accesi. Nel frattempo, pagano i lavoratori e i cittadini.»

Confintesa chiede al Governo e ai commissari tre cose, subito: un cronoprogramma pubblico degli interventi su amianto ed emissioni, con lo stato di avanzamento a oggi; un piano di tutela del reddito già pronto per i dipendenti diretti e per le imprese dell'indotto, che sono le prime a saltare; la convocazione di tutte le parti sociali prima dell'udienza in Cassazione.

«Taranto non può andare avanti a colpi di proroghe e di ricorsi. –conclude Prudenzano– Serve una decisione politica, e serve adesso.»

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