Il disegno di legge di bilancio per il 2027, approvato dal Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento, conferma una scelta già fatta l’anno scorso: buona parte del sostegno alle retribuzioni passa attraverso il contratto collettivo.
Per il lavoro privato le misure principali sono queste:
- aumenti da rinnovo contrattuale: imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi pagati nel 2027, se il rinnovo è stato firmato tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2027. Vale per chi ha avuto nel 2026 un reddito da lavoro dipendente fino a 33.000 euro;
- lavoro notturno, festivo e a turni: imposta al 15% su maggiorazioni e indennità previste dai CCNL, fino a 1.500 euro l’anno, per redditi fino a 40.000 euro. La misura è confermata anche per il 2027;
- giovani nati dal 1998 in poi con reddito fino a 28.000 euro: imposta dell’1% sull’aumento di reddito rispetto all’anno precedente, fino a 2.500 euro. Attenzione, non si somma al 5% sui rinnovi né al 15% su notturni e turni: bisogna scegliere il regime più conveniente;
- beni e servizi aziendali esenti (fringe benefit) fino a 1.000 euro, 2.000 per chi ha meno di 31 anni o ha figli a carico;
- Irpef: solo per il 2027 lo scaglione al 33% sale fino a 55.000 euro.
Per il pubblico impiego c’è l’imposta al 15% sul salario accessorio fino a 800 euro, per redditi fino a 50.000 euro. I tempi di pagamento del TFS si accorciano gradualmente a partire dal 2028. Nel 2027 invece le assunzioni nelle amministrazioni centrali scendono al 75% delle cessazioni.
Da qui tre osservazioni.
- Lo sgravio dura un anno, l’aumento contrattuale resta. Quasi tutte queste misure valgono per il 2027. Nel 2028, in busta paga, resterà quello che è scritto nel contratto. La leva vera per i salari resta il rinnovo, non l’aliquota.
- Chi lavora con un contratto scaduto resta fuori. Il 5% esiste solo se c’è un rinnovo. Chi ha un CCNL fermo da anni, o non ne ha nessuno, non prende niente. La manovra premia, giustamente, i contratti rinnovati nei tempi. È una spinta che vale per tutti i firmatari.
- Se i soldi pubblici passano dai contratti, lo Stato deve sapere quali contratti sono veri. Oggi nessun meccanismo pubblico valuta il contenuto dei contratti depositati al CNEL: retribuzione, tutele, welfare, coerenza normativa. La proposta di legge sulla certificazione pubblica dei CCNL, presentata da Confintesa e depositata alla Camera il 15 aprile 2026, nasce per questo. Un contratto si valuta per quello che contiene, non per il nome di chi lo firma.
Confintesa porterà queste osservazioni nel confronto parlamentare sulla manovra.
