Recenti studi della CGIA di Mestre e della Confartigianato hanno rivelato dati allarmanti: il lavoro nero in Italia costa ben 68 miliardi di euro. Queste cifre, pubblicate nei giorni scorsi, hanno suscitato grande preoccupazione tra sindacati e forze politiche. Tuttavia, pochi si interrogano sulle vere cause di questo fenomeno, in particolare sul caporalato, che rappresenta il principale motore del lavoro nero e gestisce un fatturato così imponente.

Confintesa da sempre si batte per l’aumento dei controlli nelle imprese, specialmente quelle di piccole dimensioni e nel settore agricolo, dove il lavoro nero è particolarmente diffuso. Purtroppo, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro non dispone di un numero sufficiente di ispettori per effettuare controlli adeguati e capillari sul territorio.

Per questo motivo, Confintesa rinnova con forza la richiesta di adeguare il numero degli ispettori alle esigenze specifiche di alcuni territori, notoriamente più soggetti al caporalato e al lavoro nero. Invitiamo inoltre i sindacati e le forze politiche a non limitarsi ad esprimere indignazione, ma a diventare più attivi e concreti nel risolvere questo grave problema sociale, che sta raggiungendo dimensioni insostenibili.

Il lavoro nero non è solo una questione economica, ma un problema che colpisce la dignità dei lavoratori, la giustizia sociale e la legalità del nostro paese. È necessario un impegno collettivo e deciso per combattere questa piaga e garantire un futuro di legalità e sicurezza per tutti i lavoratori italiani.

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