Dopo anni di trattative senza esito, Confintesa Sanità ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori della Sanità Privata, con il rischio di un blocco nazionale che potrebbe fermare cliniche e RSA in tutto il Paese.
Il nodo centrale è economico: le associazioni datoriali (Aiop e Aris) dichiarano di non poter rinnovare il CCNL senza la garanzia, da parte delle Regioni, della copertura totale dei costi, inclusi gli adeguamenti pre-inflattivi.
Confintesa Sanità denuncia quattro urgenze non più rinviabili:
1. Adeguamenti salariali per contrastare l’inflazione,
2. Aggiornamento dei profili professionali ormai superati,
3. Stop ai contratti “pirata”
4. Controlli più rigorosi sull’accreditamento delle strutture che ricevono fondi pubblici, affinché garantiscano contratti dignitosi e standard adeguati.
Senza un accordo sul rinnovo del CCNL, i rischi per i cittadini sono concreti: fuga di personale verso il pubblico o l’estero, aumento delle liste d’attesa e peggioramento della qualità assistenziale, soprattutto per anziani e disabili.
“Non si può fare impresa sulla pelle dei lavoratori e sulla salute dei cittadini fragili, – dichiara il Segretario Generale di Confintesa Sanità Domenico Amato – se le strutture sono accreditate, devono garantire standard pubblici, non solo nei servizi, ma anche nei diritti di chi quegli stessi servizi li eroga. La soluzione è ora nelle mani del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni: senza una forte mediazione politica, lo sciopero nazionale appare sempre più probabile.
Confintesa Sanità – continua Amato – auspica una rapida soluzione a una situazione ormai insostenibile con centinaia di migliaia di lavoratori della sanità privata che hanno stipendi erosi dall’inflazione e hanno perso la dignità salariale garantita dagli articoli 1 e 36 della Costituzione. La priorità – conclude Amato – non è attribuire colpe per il mancato rinnovo del CCNL, ma rinnovarlo al più presto; solo dopo si potranno, eventualmente, fare valutazioni e attribuire responsabilità.”
