La proposta di legge Confintesa sulla certificazione pubblica dei CCNL — 12 articoli, 6 criteri oggettivi, registro con codice univoco — è stata depositata alla Camera il 15 aprile 2026. Un contributo tecnico al confronto che si apre nei prossimi mesi.
In queste ore il dibattito italiano sul lavoro ha messo al centro due parole: contratti pirata. Le stime dell’ufficio studi di Confcommercio indicano che nel solo terziario circa 154.000 lavoratori sono coperti da contratti sotto-standard, con perdite che possono arrivare a 8.000 euro annui e welfare azzerato. Il danno fiscale per lo Stato è valutato in 560 milioni di euro all’anno.
Sono dati che Confintesa condivide e che, del resto, documenta attraverso il lavoro del proprio Centro Studi. È positivo che il tema sia finalmente al centro dell’agenda pubblica, che il Governo abbia scelto di affidare alle parti sociali un percorso di confronto e che le associazioni datoriali e le confederazioni sindacali abbiano riconosciuto la necessità di un intervento condiviso.
Confintesa, in questo quadro, intende offrire un contributo tecnico. Il 15 aprile 2026 è stata depositata alla Camera dei deputati la proposta di legge sulla certificazione pubblica dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Il testo è il risultato di oltre un anno di lavoro del Centro Studi Confintesa ed era già stato depositato al CNEL nel novembre 2025, poi trasmesso a tutti i gruppi parlamentari tra marzo e aprile.
UN METODO, NON UNA TESI
Il punto di partenza della proposta è tecnico, non ideologico. Un CCNL contiene decine di voci: minimi tabellari, scatti di anzianità, indennità, orario di lavoro, ferie, permessi, welfare sanitario, previdenza complementare, formazione, diritti sindacali, tutele normative. Due contratti possono apparire simili sulla carta e produrre, nella sostanza, trattamenti molto diversi. Senza uno strumento di comparazione strutturato, questa differenza resta invisibile — e il lavoratore, l’impresa che compete lealmente, la stazione appaltante non hanno modo di distinguere.
La proposta di legge risponde a questa esigenza con un impianto tecnico. Istituisce un’Autorità indipendente con il compito di certificare i CCNL sulla base di sei criteri oggettivi e misurabili (Art. 4): minimi retributivi conformi all’art. 36 della Costituzione, classificazione professionale coerente con il settore, orario di lavoro, welfare contrattuale, diritti sindacali, coerenza con il codice ATECO. I parametri sono verificabili con metodi standard. La sentenza n. 156/2025 della Corte costituzionale, che ha censurato l’uso di criteri discrezionali nella classificazione dei contratti collettivi, indica la direzione.
IL REGISTRO PUBBLICO E IL CODICE UNIVOCO
L’articolo 5 della proposta istituisce un registro pubblico telematico dei CCNL certificati, con API aperte e un codice univoco obbligatorio nei flussi INPS-Uniemens. È una misura di trasparenza coerente con il percorso di recepimento della Direttiva UE sulla Trasparenza Salariale e con la piattaforma SIISL recentemente attivata dal Ministero del Lavoro. Il codice univoco rende tracciabile, contratto per contratto, cosa viene effettivamente applicato nei rapporti di lavoro.
APPALTI PUBBLICI E LIBERTÀ SINDACALE
Due articoli della proposta meritano attenzione perché toccano temi sensibili. L’Art. 8 stabilisce che negli appalti pubblici potranno essere applicati esclusivamente CCNL certificati: un’evoluzione coerente con l’Art. 11 del D.lgs. 36/2023 sull’equivalenza delle tutele, che supera l’attuale incertezza interpretativa. L’Art. 9 introduce il principio della delega universale: ogni lavoratore potrà scegliere liberamente a quale sindacato versare la quota associativa, indipendentemente dal CCNL applicato dal datore. È un principio di libertà sindacale che rafforza la pluralità della rappresentanza.
UN METODO GIÀ OPERATIVO
Il metodo che la proposta di legge intende rendere istituzionale è già operativo sul portale contrattipirata.it, dove sono pubblicate le schede comparative di oltre 20 contratti collettivi nazionali. Ogni scheda confronta il CCNL Confintesa con il contratto leader del settore su tutti i parametri previsti dall’Allegato I.01 al D.lgs. 36/2023. È un lavoro pubblico, replicabile, consultabile gratuitamente da chiunque — lavoratori, consulenti del lavoro, associazioni datoriali, parlamentari, giornalisti, mondo accademico.
Lo strumento tecnico non sostituisce il confronto politico tra le parti sociali. Lo supporta. Il semestre di negoziato che si apre ha di fronte una scelta di metodo: basare l’intesa su parametri verificabili oppure affidarla alla sola misurazione delle dimensioni organizzative. La proposta di legge e le schede di contrattipirata.it offrono un contributo alla prima strada.
IL MODELLO CONTRATTUALE CONFINTESA
La proposta di legge riflette ciò che Confintesa già fa nei propri contratti. I CCNL firmati da Confintesa prevedono strutturalmente la copertura sanitaria integrativa tramite una mutua qualificata e la previdenza complementare tramite ITAS Vita. Sono elementi di architettura contrattuale, non aggiunte opzionali.
AL FESTIVAL DEL LAVORO 2026
La proposta di legge sarà al centro del convegno «Salario giusto, contratto giusto: cosa serve alle imprese e ai lavoratori», promosso da Confintesa al Festival del Lavoro 2026 (Roma, La Nuvola, 23 maggio), con la partecipazione di parlamentari, giuristi e giornalisti. Confintesa sarà Main Sponsor del Festival con uno stand dedicato, che ospiterà un corner specifico su contrattipirata.it e sulle schede comparative dei CCNL.
Il Festival del Lavoro è il contesto giusto per questo confronto. I Consulenti del Lavoro sono i professionisti che, ogni giorno, applicano concretamente i contratti collettivi nelle buste paga. Dialogare con loro sui contenuti dei contratti — e sugli strumenti tecnici che ne rendono possibile la certificazione — significa radicare il dibattito nella realtà operativa del lavoro.
Il testo della proposta di legge e le schede comparative: contrattipirata.it/proposta-di-legge
Analisi CCNL (oltre 20 settori): contrattipirata.it
